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Essere
in presenza
o da remoto

Due modalità non intercambiabili, ma utilizzate per necessità di contesto e di progetto differenti.

Mercoledì 23 Giugno 2020

Essere
in presenza
o da remoto

Due modalità non intercambiabili, ma utilizzate per necessità di contesto e di progetto differenti.

Mercoledì 23 Giugno 2020

Essere
in presenza
o da remoto

Due modalità non intercambiabili, ma utilizzate per necessità di contesto e di progetto differenti.

Mercoledì 23 Giugno 2020

C’è differenza tra essere in presenza o da remoto?

In uno scenario di vita pre-covid, il lavoro da remoto, la comunicazione visiva in video conferenza, la progettazione su piattaforme di condivisione e rielaborazione di progetto erano modalità rifiutate da molti e preferite da pochi, perlopiù operatori di settore e da chi per lavoro era viaggiava molto. Per “i pochi” era una modalità infrastrutturale per accedere a meeting decisionali o sessioni formative da remoto, ottimizzando tempi e costi. 

Per “i molti” invece, era una dimensione esplorativa, di svago connettendosi, pure essendo fisicamente in altri luoghi, quasi a superare il limite dell’ubiquitàLavoro, funzionalità, divertimento ed esplorazione sviluppati in conversazione scritta, verbale, verbale-visiva. Quest’ultima, grazie alla simultaneità, poteva essere considerata quasi come un surrogato all’essere in presenza fisica. Due modalità considerate quasi intercambiabili. Uso il tempo passato, perchè oggi qualcosa è cambiato.

Due modalità non intercambiabili, ma utilizzabili per necessità di contesto e di progetto differenti.

Questo stato di emergenza ci sta facendo far esperienza di cosa ?

Senza cambio di scenario (dalla realtà pre-covid), sarebbe stato molto difficile capire che le due modalità “ in presenza e da remoto” sono nettamente differenti, non intercambiabili.

La condizione di emergenza covid, ci ha negato delle libertà, costringendoci in limiti fisici e psicologici, privandoci della possibilità di contatto sociale ed affettivo in presenza.
Come abbiamo compensato? Entrando in dimensione virtuale in ogni aspetto relazionale della nostra vita. Per qualche settimana la dimensione ha retto, poi si è cominciato a percepire grande stanchezza, saturazione, insofferenza rispetto al canale o al device: 7-8 h giornaliere on line e molto meno tempo per se stessi.

Ci mancava e ci sta mancando un qualcosa di nutriente, vitale energetico, che pensavamo potesse passare anche attraverso la rete, ma non è avvenuto.
L’affaticamento di oggi è derivato proprio dal mancato supporto che ci forniva l’essere in presenza: invisibile, ma vitale. L’essere in presenza consente supporta la comprensione a 360°: dal linguaggio del corpo, al linguaggio del campo di relazione. 

In video conferenza invece, viene convogliata l’attenzione solo sul volto, annullando completamente la percezione del campo corporeo.
Risultato? Causa lo sforzo troppo alto rispetto le possibilità fornite dal canale, si è arrivati al burnout.
Abituati a considerare le due modalità come intercambiabili, inconsciamente continuiamo a richiedere a noi stessi lo stesso livello di percezione informativa, per la stessa durata di esposizione all’altro, come se fossimo in presenza.

L’affaticamento, come ogni dolore percepito, ci sta spingendo verso un ulteriore passo avanti: comprendere la distinzione tra un canale funzionale ed una dimensione relazionale affettiva. Funzionalmente la connessione digitale è ottimale, perchè da la possibilità di creare delle ancore visive all’interno di relazioni già consolidate tra persone. Ma non possiamo confondere il vedere in viso una persona, con la reale contingenza di crescita un rapporto.

Perchè oggi questa differenza ci è chiara?

Perchè la “mancanza di nutrimento relazionale” ci ha reso evidente il suo valore intangibile e perchè stiamo percorrendo un processo completo di presa di consapevolezza. Tre sono le fasi per maturare la consapevolezza di una determinata situazione:

  1. Informazione
  2. Esperienza (in questo caso sottrattiva)
  3. Rielaborazione interiore personale

Un primo errore diffuso è quello di considera una persona “informata” come se fosse già una persona consapevole. 

Al momento conoscerà alcuni aspetti, ma non avrà trasformato quell’informazione in un elemento vero per sè e quindi in un’azione con impatto responsabile su se stessa e su mondo esterno.

L’emergenza covid ci ha introdotto in uno scenario eccezionale per la conoscenza e consapevolezza di molti valori intangibili, obbligandoci a farne esperienza.
La rielaborazione invece è ancora a libero arbitrio dell’essere umano, creando così un grande spartiacque.

Di cosa stiamo diventando consapevoli?

Stiamo comprendendo che in ambiente lavorativo abbiamo la possibilità di gestire le due modalità per intervallo di durata (breve, media o lunga) e prioritizzando la tipologia di comunicazione richiesta:

  • prevalentemente funzionale (svolgimento task)
  • prevalentemente relazionale (commerciale, networking)
  • bilanciata tra i due 40%-60%, 50%-50% (di crescita di team, di progettazione)  

A livello generale sono due grandi benefici che potremmo ottenere grazie a questa nuova consapevolezza ed una equilibrata gestione dell’essere in presenza o da remoto: 

  1. la riduzione dei tempi per il “fare funzionale” che ci richiedono il lavoro ed i protocolli di gestione pandemia;
  2. la tutela del tempo per relazioni rilevanti sia in famiglia, nelle amicizie, che sul lavoro, aumentando di gran lunga la qualità della nostra vita.

Quali possono essere le linee guida per creare una nuova modalità di interazione?

Grazie alle esperienze di co-design e facilitazione pre-covid e alle successive (era covid) modalità di interazione e progettazione facilitata – visiva su piattaforma on line, ho sviluppato alcune linee guida di riferimento per una gestione ottimizzata e consapevole di due modi di essere e relazionarsi sul lavoro. 

Un tool scaricabile gratuitamente con l’obiettivo di testarne l’utilizzo e condividere successivamente i risultati. Buon esperimento!

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